Un piccolo di bucorvo cafro (Bucorvus leadbeateri) sta crescendo insieme ai genitori allo Zoo di Praga dopo un delicato percorso di cura parzialmente assistita dall’uomo.
Nato ad aprile, il giovane uccello è stato inizialmente accudito dai keeper e successivamente riavvicinato con gradualità ai genitori, fino al completo ripristino del legame familiare. Una procedura che ha permesso di evitare l’imprinting sull’essere umano e che, quest’anno, consente eccezionalmente anche al pubblico di osservare il piccolo.
La riproduzione del bucorvo cafro è particolarmente complessa e lo Zoo di Praga vanta una lunga esperienza con la specie: nel 1994 ottenne la prima riproduzione in Europa. Secondo i dati diffusi dallo zoo, quest’anno nei parchi zoologici europei stanno crescendo soltanto altri sei piccoli.
«Si tratta di una crescita parzialmente assistita dall’uomo, perché in passato il maschio aveva ripetutamente distrutto le uova deposte. Poco prima della schiusa, avvenuta ad aprile, abbiamo quindi sostituito l’uovo con uno artificiale e trasferito quello vero nell’incubatrice», spiega Antonín Vaidl, curatore degli uccelli dello Zoo di Praga. La femmina ha così continuato a covare l’uovo sostitutivo e a mantenere il comportamento legato alla nidificazione.
Dopo circa un mese, quando il piccolo era ormai stabile e si alimentava regolarmente grazie alle cure del personale specializzato, è iniziato il percorso per riavvicinarlo ai genitori. «Dopo circa un mese, quando il piccolo era stabile e ben alimentato grazie alle cure degli esperti keeper degli uccelli, lo abbiamo riportato vicino ai genitori nella parte alta dello zoo. È stato allora che è entrato in gioco il giovane team di keeper degli ungulati», prosegue Vaidl.
Il piccolo è stato sistemato in una struttura appositamente predisposta e protetta da due griglie, che garantivano la sua sicurezza consentendo allo stesso tempo un contatto graduale con i genitori. Nelle prime settimane dopo il trasferimento è stato ancora alimentato dalle keeper, soprattutto con piccoli di ratto e topo e con una varietà di frutta, dalle albicocche alle banane, dai fichi al mango e alla papaya.
Un ruolo particolare è stato svolto da Elena Kulhavá e Veronika Doležalová, che normalmente si occupano di giraffe e antilopi. «Le keeper Elena Kulhavá e Veronika Doležalová, che normalmente si prendono cura di giraffe e antilopi, si sono davvero divertite a occuparsi di un ospite così insolito. Non fa affatto male sperimentare la cura di animali completamente diversi da quelli a cui siamo abituati. Ogni esperienza di questo tipo ci rende keeper migliori», spiega Aleš Doležal, responsabile dei keeper degli ungulati.



Il ritorno con i genitori per evitare l’imprinting
Intorno al 65° giorno di vita è iniziata la fase decisiva. La prima delle due griglie è stata rimossa, permettendo ai genitori di alimentare direttamente il piccolo. Dopo diverse settimane trascorse a familiarizzare con la sua presenza e i suoi richiami, i due adulti hanno iniziato subito a occuparsene, ristabilendo il legame naturale con il giovane.
Una settimana più tardi è stata eliminata anche la seconda barriera, consentendo alla coppia di entrare completamente nella struttura e, successivamente, di accompagnare il piccolo all’esterno.
«Affidare ai genitori un piccolo già così grande è un metodo particolare che abbiamo applicato anche con diverse altre specie di uccelli. In questo modo eliminiamo l’imprinting, cioè l’identificazione dei piccoli con l’essere umano», sottolinea Vaidl.
Alla fine di luglio il giovane era ormai abbastanza forte da seguire i genitori fuori dal ricovero e capace di raggiungere in volo i posatoi più alti. I keeper hanno quindi aperto alla famiglia l’accesso all’ampio habitat esterno, condiviso con le antilopi d’acqua (Kobus ellipsiprymnus). L’inserimento con gli altri animali si è svolto senza problemi e il giovane bucorvo può ora essere osservato vicino ai genitori Vendulka e Vendelín. È facilmente riconoscibile dagli adulti perché non presenta ancora la caratteristica colorazione rossa della testa e del collo.
Una storia iniziata oltre trent’anni fa
I primi bucorvi cafri arrivarono allo Zoo di Praga già nel 1954, ma inizialmente la loro presenza ebbe breve durata. Una nuova coppia arrivò nel 1984 e da allora la specie è presente ininterrottamente nello zoo.
Nel 1994 nacque il primo piccolo, segnando anche la prima riproduzione della specie in Europa. Il giovane nato l’anno successivo, nel 1995, vive ancora allo Zoo di Praga: è Vendelín, il padre dell’attuale piccolo, che ha appena compiuto 31 anni. Complessivamente, nello zoo ceco sono nati e cresciuti con successo 16 piccoli di bucorvo cafro.
Il bucorvo cafro è tra i più grandi bucerotidi al mondo. Nonostante un’apertura alare compresa tra 120 e 170 centimetri, trascorre gran parte del tempo a terra, spostandosi nelle savane e nelle praterie dell’Africa orientale e meridionale alla ricerca di grandi insetti e piccoli vertebrati.
La specie è classificata Vulnerabile nella Lista Rossa della IUCN e le sue popolazioni sono in diminuzione. Tra le minacce indicate dallo Zoo di Praga figurano la caccia e gli avvelenamenti secondari. A rendere ancora più delicata la situazione contribuisce la lenta riproduzione della specie.
