Quindici uova fertili, 44 chilometri percorsi a piedi e sei giovani uccelli cresciuti con successo fino all’età adulta. Un’insolita operazione di conservazione condotta in Madagascar apre una nuova possibilità per il recupero della moretta del Madagascar (Aythya innotata), una delle anatre più rare al mondo.
Le uova sono state raccolte al lago Matsaborimena, unico sito di nidificazione selvatico conosciuto per la specie, durante una spedizione condotta nel novembre 2025 da Durrell Wildlife Conservation Trust e The Peregrine Fund.
Le forti piogge stavano mettendo in pericolo i nidi e il team impegnato nella conservazione della specie ha quindi deciso di intervenire, raccogliendo 15 uova fertili.
Portarle al sicuro ha richiesto però un viaggio fuori dal comune. Le fragili uova sono state trasportate per 44 chilometri a piedi, all’interno di un contenitore refrigerato e utilizzando un metodo tradizionale malgascio.
La destinazione era il centro specializzato di Antsohihy, dove sei delle morette sono state successivamente portate fino all’età adulta.



Un nuovo strumento per salvare i nidi a rischio
L’operazione non aveva come unico obiettivo quello di salvare le singole uova. Il risultato ha dimostrato che il prelievo e l’incubazione artificiale possono diventare un ulteriore strumento di conservazione nei casi in cui i nidi siano minacciati o non sia possibile procedere con l’incubazione sul campo.
La tecnica potrebbe inoltre contribuire ad aumentare la diversità genetica della popolazione sotto cura umana, un elemento importante in vista di future reintroduzioni.
La storia della moretta del Madagascar è segnata da una situazione particolarmente critica. Per anni la specie è stata considerata probabilmente estinta, fino alla sua riscoperta nel 2006 in un remoto lago del Madagascar settentrionale.
Da allora, diverse organizzazioni impegnate nella sua conservazione hanno lavorato per costituire una popolazione sotto cura umana e riportare la specie in habitat adatti.
Le sei morette cresciute dopo l’ultima spedizione rappresentano un nuovo passo in questo programma di lungo periodo. Soprattutto, l’operazione dimostra che uova in pericolo in natura possono essere trasportate anche per distanze considerevoli e successivamente incubate con successo.
Per una specie presente con numeri estremamente ridotti, questa possibilità potrebbe offrire un ulteriore strumento d’intervento quando eventi meteorologici estremi o altre minacce mettono i nidi in pericolo immediato.
