Tre capibara arrivano a Zoomarine: ora si studia come usano l’acqua per difendersi

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Tre capibara, due femmine e un maschio, sono arrivati a Zoomarine dopo un viaggio di quasi 1.500 chilometri dallo zoo di Vienna. Il loro arrivo porta a 41 il numero delle specie animali ospitate nel parco alle porte di Roma e coincide con l’adesione di Zoomarine alla campagna europea “Wetlands for Life” dell’EAZA.

I tre giovani adulti hanno già iniziato a esplorare il nuovo habitat e, in particolare, le due piscine e la cascata. L’acqua svolge un ruolo fondamentale nel comportamento dei capibara, che possono immergersi quasi completamente lasciando emergere soltanto gli occhi.

«Si tratta del roditore più grande del mondo e i nostri tre esemplari sono dei giovani adulti», spiega Camillo Sandri, direttore zoologico di Zoomarine. «Due anni le femmine e tre il maschio, sin dai primi giorni di ambientamento hanno lasciato emergere le loro differenze caratteriali: il più intraprendente è il maschio, la femmina più piccola trascorre volentieri molto tempo “in ammollo” mentre la più grande alterna il riposo nell’acqua a pisolini all’ombra della siepe. Ed è proprio per rispondere alle esigenze della specie e lasciare loro più possibilità di scelta, che abbiamo progettato il nuovo habitat con ambienti dalle caratteristiche diverse. Infatti, tra le due piscine, è senz’altro quella con la cascata a riciclo continuo dell’acqua a riscuotere maggior successo: qui possono fare delle vere e proprie “docce” oppure immergersi quasi completamente, tenendo fuori solo gli occhi».

Come cambia l’immersione di fronte a una minaccia

L’arrivo dei tre capibara offre anche l’occasione per approfondire scientificamente il loro rapporto con l’acqua.

I ricercatori di Openature Foundation, ente di ricerca e conservazione di Zoomarine, hanno avviato uno studio dedicato all’immersione come strategia di difesa. La ricerca analizzerà la frequenza e la durata delle immersioni, le circostanze che le determinano e le eventuali differenze comportamentali tra i tre individui.

L’obiettivo è comprendere meglio quando il capibara sceglie di utilizzare l’acqua come rifugio, quanto a lungo rimane immerso in relazione alla minaccia e quali fattori possano influenzare questo comportamento. Un rapporto particolarmente interessante considerando che proprio nell’ambiente acquatico si trovano anche alcuni dei suoi predatori naturali, come l’anaconda verde e i caimani.

Un animale legato alle zone umide sempre più fragili

Per i capibara l’acqua non rappresenta soltanto un possibile rifugio dai predatori. La specie è strettamente legata a fiumi, paludi e praterie allagate del Sud America, ecosistemi sottoposti a profonde trasformazioni.

Nel Pantanal, la più grande area umida tropicale del Pianeta e uno degli habitat simbolo del capibara, la superficie d’acqua ha registrato una forte diminuzione. Secondo i dati riportati da Zoomarine, si è ridotta di circa l’80,7%, passando da 19.781 a 3.818 chilometri quadrati.

L’arrivo dei capibara segna così anche l’adesione di Zoomarine a “Wetlands for Life”, la campagna promossa dall’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari (EAZA) per richiamare l’attenzione sull’importanza e sulla fragilità delle zone umide.

Dopo il recente arrivo dei rapaci, i tre capibara portano infine a 41 le specie animali ospitate a Zoomarine, mentre il loro nuovo habitat diventa anche uno spazio di ricerca per approfondire un comportamento strettamente connesso agli ambienti acquatici da cui questi animali dipendono.

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