A Ostrava apre l’Amphibiarium: 40 habitat per gli anfibi più minacciati

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Dall’esterno sembra una gigantesca salamandra pezzata. Nero e giallo, impossibile da non vedere appena varcato l’ingresso dello Zoo di Ostrava. Ma al suo interno, il nuovo Amphibiarium racconta una delle crisi meno visibili della biodiversità: quella degli anfibi, oggi il gruppo di vertebrati più minacciato del Pianeta.

Inaugurato il 28 agosto, il nuovo padiglione ospita circa 40 ambienti tra terrari, acquaterrari e acquari, ricostruiti per garantire condizioni differenti di temperatura e umidità. Saranno popolati progressivamente da altrettante specie di rane, rospi, tritoni e salamandre provenienti da diversi habitat del mondo. Il percorso permette di osservarli da vicino, spesso molto più di quanto sia possibile fare in natura.

Il loro stesso nome racconta una vita sospesa tra due ambienti: deriva dal greco e significa “doppia vita”. Nella maggior parte delle specie, infatti, le uova vengono deposte in acqua e danno origine a larve dotate di branchie, che attraverso la metamorfosi assumono progressivamente l’aspetto degli adulti. Ma non tutti seguono lo stesso percorso. Tra gli animali del nuovo padiglione ci sono anche gli axolotl, salamandre messicane che raggiungono la maturità conservando branchie esterne e altre caratteristiche larvali. Sono inoltre capaci di rigenerare arti e porzioni di diversi organi, una peculiarità che ne ha fatto un importante modello per la ricerca scientifica.

Dietro le vetrate c’è però soprattutto una struttura di conservazione complessa. Gli anfibi sono animali ectotermi, la cui temperatura corporea dipende dall’ambiente, e possiedono una pelle sottile e permeabile attraverso la quale possono assorbire acqua e scambiare gas. Caratteristiche che rendono indispensabile il controllo di temperatura e umidità, ma li espongono anche agli effetti dell’inquinamento e alle malattie infettive.

Per questo ogni individuo arrivato a Ostrava ha dovuto affrontare una rigida quarantena prima di entrare nel nuovo edificio, progettato anche per ridurre il rischio di diffusione della chitridiomicosi: l’infezione fungina che in natura ha già provocato il declino o la scomparsa di intere popolazioni.

Secondo la Lista Rossa IUCN, quasi la metà delle specie conosciute è minacciata di estinzione. Perdita degli habitat, inquinamento delle acque, cambiamento climatico e malattie agiscono spesso contemporaneamente. La sensibilità degli anfibi alle alterazioni ambientali li rende quindi indicatori precoci dello stato di salute degli ecosistemi: la loro diminuzione può segnalare un deterioramento dell’acqua e degli habitat prima che ne diventino evidenti altri effetti.

Costruito a partire dal gennaio 2025, l’Amphibiarium è costato oltre 55 milioni di corone ceche, circa 2,2 milioni di euro. La realizzazione ha richiesto impianti specifici per ventilazione, nebulizzazione e controllo delle temperature, oltre a rocce artificiali e vegetazione destinate a riprodurre i diversi biotopi.

Il messaggio del nuovo padiglione non riguarda però soltanto le specie esotiche. Proteggere gli anfibi significa proteggere stagni, torrenti, foreste e zone umide. Ambienti dai quali dipendono moltissime altre specie, esseri umani compresi. Perché quando rane e salamandre cominciano a scomparire, spesso è l’intero ecosistema ad avere già qualcosa che non va.

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