All’inizio del Novecento ne rimanevano meno di cento. Oggi i rinoceronti bianchi sono oltre 15mila: una delle più straordinarie storie di recupero della fauna selvatica. Ma proprio nell’anno in cui sembrava possibile consolidare quella ripresa, i numeri hanno ricominciato a scendere. È il dato con cui si apre oggi, 22 settembre, la Giornata Mondiale del Rinoceronte. Alla fine del 2024 la popolazione di rinoceronte bianco era stimata in 15.752 individui, l’11,2% in meno rispetto all’anno precedente. Nel 2023 erano infatti 17.464.
E questa volta il bracconaggio non basta a spiegare il calo. Nel 2024 in Africa sono stati uccisi illegalmente 516 rinoceronti, con un tasso di bracconaggio sceso al 2,15% della popolazione continentale: il livello più basso dal 2011. A pesare sulla mancata crescita sono anche siccità prolungate, disponibilità e frammentazione dell’habitat e difficoltà nella gestione di popolazioni che, in alcune aree, hanno ormai bisogno di nuovi spazi. È il paradosso di una specie salvata dall’estinzione ma non ancora al sicuro. Il rinoceronte bianco meridionale (Ceratotherium simum simum) era sceso a poche decine di individui all’inizio del XX secolo. Un secolo di protezione e gestione delle popolazioni lo ha riportato sopra quota 15mila. Ora, però, la sfida non è soltanto difenderlo dai bracconieri: è garantire territori sufficienti perché quella ripresa possa continuare.
Il bracconaggio, intanto, resta una minaccia tutt’altro che superata e mostra quanto rapidamente possa spostarsi. In Sudafrica nel 2025 le uccisioni illegali sono diminuite complessivamente del 16%, passando da 420 a 352. Ma mentre nell’Hluhluwe-iMfolozi Park sono crollate da 198 a 63, nel Kruger National Park sono quasi raddoppiate, da 88 a 175. Un andamento che racconta la capacità delle reti criminali di cambiare territori e strategie quando aumenta la pressione di contrasto.
Ed è forse proprio questo il dato più importante della Giornata mondiale del rinoceronte: aver riportato una specie sull’orlo dell’estinzione non basta.
