Coprono meno dell’1% della superficie del pianeta, ma ospitano oltre il 10% della biodiversità globale, più della metà delle specie di pesci esistenti e circa un terzo di tutti i vertebrati. Eppure, gli ecosistemi di acqua dolce restano tra gli ambienti meno raccontati della crisi della biodiversità. In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, l’Unione Italiana Giardini Zoologici e Acquari (UIZA) richiama l’attenzione su un’emergenza ambientale che sta colpendo fiumi, laghi, paludi e zone umide in tutto il mondo. Una crisi sempre più evidente anche in Europa e che sta contribuendo ad affermare e il ruolo di zoo e acquari nella conservazione delle specie minacciate.
Un passaggio significativo è arrivato durante il Congresso mondiale dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) di Abu Dhabi, dove l’approvazione della mozione internazionale 112, sostenuta dalla World Association of Zoos and Aquariums (WAZA), da EAZA e da numerose istituzioni scientifiche, ha riconosciuto ufficialmente il ruolo dei programmi di conservazione ex situ, dell’allevamento e delle popolazioni “di riserva” gestite da zoo e acquari come strumenti complementari per contrastare il declino delle specie negli ecosistemi naturali. Si è trattato di un riconoscimento che riflette un cambiamento più ampio nella conservazione moderna. Se per decenni la tutela della biodiversità si è concentrata soprattutto sulla protezione degli habitat naturali, oggi il rapido declino di molte specie sta spingendo sempre più istituzioni scientifiche a considerare indispensabili anche programmi di riproduzione e futura reintroduzione.
Ed è proprio negli ecosistemi di acqua dolce che questa trasformazione appare sempre più urgente. Sul territorio italiano, infatti, la crisi coinvolge alcune delle specie più minacciate della fauna nazionale. Tra queste lo storione cobice, classificato “Critically Endangered” dalla IUCN, l’anguilla europea, anch’essa in pericolo critico, la trota marmorata, oggi “Endangered”, l’ululone appenninico, anfibio endemico italiano in forte declino, il proteo, raro anfibio cavernicolo vulnerabile all’inquinamento delle falde, e la testuggine palustre europea, minacciata dalla scomparsa delle zone umide e dalla diffusione di specie invasive.
“Alcune di queste specie, come la testuggine palustre europea e lo storione cobice, sono già al centro di programmi di allevamento e reintroduzione in natura portati avanti da zoo e acquari, che collaborano con enti scientifici e istituzioni pubbliche”, sottolinea Cesare Avesani Zaborra, presidente dell’Unione Italiana Giardini Zoologici e Acquari. Una trasformazione meno visibile rispetto ai grandi programmi dedicati ai mammiferi iconici, ma destinata a diventare sempre più centrale nella conservazione europea dei prossimi anni.