Un brucatore apripista: le zebre oltre la caricatura (e dove trovarle)

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Un brucatore apripista. Arriva per prima sui pascoli, consuma le erbe più dure e alte e rende accessibile il prato ad altre specie erbivore. In un effetto domino che tiene in movimento gli ecosistemi, influenza la distribuzione degli animali e sostiene indirettamente anche i grandi predatori che seguono le mandrie.

Il ruolo ecologico della zebra è molto più complesso di quello a cui siamo abituati tra cartoni animati, souvenir e stereotipi esotici. È un lavoro silenzioso e strutturale. Ed è proprio questo ruolo ecologico a rendere ancora più fragile il destino della zebra di Grevy, la più minacciata tra le tre specie esistenti.

Zebre di Grevy al Bioparco di Roma

Tra Africa ed Europa, una partita aperta

Oggi in natura restano meno di 3.000 zebra di Grevy. La specie è classificata Endangered dalla IUCN e continua a perdere terreno sotto la pressione combinata di perdita di habitat, competizione con il bestiame e siccità sempre più frequenti.

Ma la partita non si gioca solo nelle savane africane. Una parte del futuro della specie passa anche dall’Europa, attraverso i programmi europei coordinati dall’EAZA (European Association of Zoom and Aquaria) che lavorano sulla gestione genetica e demografica delle popolazioni ex situ. È in questo spazio di confine tra conservazione sul campo e tutela fuori dall’habitat naturale che si inserisce il ruolo delle strutture italiane.

Le zebre nei parchi zoologici italiani

In Italia la presenza delle zebre è concentrata soprattutto nei grandi parchi safari e in alcune strutture zoologiche coinvolte nei programmi europei di conservazione. Il quadro è doppio: da una parte la rara zebra di Grevy, dall’altra la più diffusa zebra di pianura, che costituisce il cuore degli habitat africani aperti al pubblico.

Per quanto riguarda la specie più minacciata, la zebra di Grevy è ospitata in poche strutture selezionate. Tra queste spicca il Parco Natura Viva, che partecipa ai programmi europei di gestione coordinata della specie, lavorando sulla pianificazione delle riproduzioni e sul mantenimento della variabilità genetica. Ruolo condiviso con il Bioparco di Roma, anch’esso centrale per la tenuta della popolazione ex situ, con un impegno rilevante nell’allevamento e nella comunicazione scientifica sulla Grevy.

Molto più ampia è invece la presenza della zebra di pianura, protagonista dei grandi scenari africani ricreati nei parchi italiani. All’interno dell’area Serengeti di Zoom Torino, le zebre di Grant convivono con altri erbivori in habitat multispecie pensati per riprodurre dinamiche ecologiche simili a quelle naturali. Nel Sud Italia, lo Zoosafari di Fasano ospita uno dei nuclei più numerosi del Paese, inserito in un percorso safari che consente di osservare le mandrie in spazi aperti.

La zebra di pianura è presente anche nei grandi parchi safari del Nord, come Safari Ravenna e Safari Park Pombia, dove è parte integrante dei percorsi faunistici africani. Nei parchi zoologici tradizionali, la specie è ospitata in strutture come il Parco Zoo Punta Verde e il Giardino Zoologico di Pistoia, dove svolge anche una funzione educativa legata alla conservazione degli ecosistemi della savana.

Un caso particolare è rappresentato dal Parco Faunistico Le Cornelle, che ospita anche la zebra di montagna, una delle specie meno comuni nelle collezioni europee. Completano il quadro realtà come il Parco Zoo Falconara e il Parco Safari delle Langhe, dove la zebra di pianura è inserita stabilmente nei percorsi dedicati alla fauna africana.

Un simbolo che racconta lo stato della savana

La zebra resta una delle immagini più potenti dell’Africa, ma oggi è anche un indicatore biologico degli equilibri della savana. Dove scompaiono le zebre, cambiano i pascoli, si semplificano gli ecosistemi, si indeboliscono le reti ecologiche. E mentre l’apripista continua a fare il suo lavoro sul campo, nei parchi europei si gioca un’altra partita: tenere aperta una possibilità concreta di futuro per la zebra più fragile del gruppo.

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