Le zone umide scompaiono tre volte più velocemente delle foreste, ma in Italia una parte della risposta passa dagli acquari. Un lavoro concreto fatto di progetti sul campo, dati misurabili e risultati arrivati grazie ad anni di impegno. È questo il perimetro del “fronte italiano” che entra nella nuova fase della campagna europea Wetlands for Life 2026–20
Il primo dato arriva da Genova. Il progetto LIFE CLAW sul gambero di fiume italiano Austropotamobius pallipes ha permesso, dal 2019 a oggi, la reintroduzione in natura di circa 7.500 giovani individui. Solo nel 2025 i rilasci sono stati quasi 3.000, distribuiti in siti della rete Natura 2000 tra Liguria ed Emilia-Romagna. Numeri che raccontano un lavoro strutturato di allevamento controllato, selezione genetica e ripopolamenti mirati in un contesto segnato da inquinamento, perdita di habitat fluviali e diffusione di specie invasive.


Accanto ai crostacei, un secondo fronte riguarda la testuggine palustre europea Emys orbicularis. Il progetto LIFE URCA PROEMYS lavora sul recupero degli habitat e sul rafforzamento genetico delle popolazioni residue tra Italia e Slovenia. In Liguria, la Piana di Albenga resta uno dei nodi più delicati, dove la sopravvivenza della specie dipende direttamente dalla qualità e dalla continuità delle zone umide rimaste.
Il lavoro si estende anche agli ecosistemi deltizi. A Oltremare 2.0, l’area Discovery Delta è diventata uno spazio permanente dedicato al racconto scientifico del Delta del Po e dei suoi equilibri. Qui entra in gioco anche lo storione cobice Acipenser naccarii, specie endemica dell’Adriatico, al centro del progetto di conservazione “Che Storione”, in uno degli ambienti più produttivi ma anche più fragili d’Europa.
Un altro asse operativo riguarda la gestione delle specie invasive. Nei programmi educativi legati alle zone umide viene affrontato il tema degli abbandoni illegali di testuggini esotiche, una delle principali cause di squilibrio negli ecosistemi d’acqua dolce italiani. L’obiettivo è ridurre nuove immissioni in natura e limitare la pressione sulle specie autoctone.


All’Acquario di Cattolica, il racconto passa invece dalle lontre asiatiche dalle piccole unghie Aonyx cinereus, classificate come “vulnerabili” nella Lista Rossa IUCN. Tre volte al giorno, durante le sessioni di alimentazione guidata, il pubblico viene accompagnato dentro i temi chiave della conservazione: comportamento sociale, consumo di risorse, frammentazione degli habitat e impatto delle attività umane.
Il quadro che emerge è quello di una rete di acquari che opera come infrastruttura scientifica ed educativa. Riproduzioni controllate, reintroduzioni in natura, recupero di habitat e programmi di sensibilizzazione quotidiani spiegano perché oggi si possa parlare di una conservazione che funziona. In un contesto globale in cui le zone umide continuano a perdere superficie e biodiversità, il fronte italiano mostra che il lavoro di lungo periodo può produrre risultati misurabili, costruendo un argine concreto alla crisi degli ecosistemi acquatici.


