Al Bioparc Valencia sono nati quattro iraci del Capo (Procavia capensis), tre maschi e una femmina, che si aggiungono al gruppo composto da due maschi e due femmine adulti. I piccoli sono già attivi e si muovono autonomamente tra le rocce, esplorando le fessure e seguendo gli spostamenti degli altri individui.
Il parco valenciano è attualmente, secondo quanto comunicato dalla struttura, l’unico centro zoologico in Spagna a ospitare questa specie, un piccolo mammifero africano che presenta due caratteristiche particolarmente interessanti: la sua parentela evolutiva con gli elefanti e il possibile legame con l’origine del nome della Spagna.
Dai Fenici al nome Hispania
Una delle ipotesi sull’etimologia del nome Hispania riconduce la parola al termine fenicio I-span-ya, interpretato come «terra degli iraci».
Secondo questa teoria, quando i Fenici raggiunsero la penisola iberica incontrarono numerosi conigli, animali che non conoscevano e che ricordavano loro gli iraci diffusi nelle regioni del Mediterraneo orientale e del Vicino Oriente.
Avrebbero quindi identificato il territorio attraverso il riferimento a questi piccoli mammiferi.
Si tratta di una delle diverse interpretazioni proposte sull’origine del nome Hispania, non di un’etimologia definitivamente accertata.



Piccoli mammiferi imparentati con gli elefanti
A prima vista gli iraci del Capo possono ricordare grossi roditori, ma la loro classificazione zoologica racconta una storia diversa.
Appartengono all’ordine degli Iracoidei e condividono una lontana origine evolutiva con gli elefanti e i Sirenii, il gruppo che comprende lamantini e dugonghi.
Le loro dimensioni ridotte rendono poco intuitiva questa parentela, che costituisce uno degli aspetti più interessanti della storia evolutiva dei mammiferi africani.
Gli iraci del Capo sono adattati alla vita su terreni accidentati e affioramenti rocciosi. Non scavano tane, ma utilizzano cavità e fessure naturali per ripararsi.
La capacità di spostarsi rapidamente sulle superfici irregolari permette loro di sottrarsi ai predatori, mentre la colorazione bruna del mantello favorisce il mimetismo.
Quattro piccoli già in grado di arrampicarsi
La gestazione degli iraci del Capo dura circa otto mesi, un periodo relativamente lungo per mammiferi di queste dimensioni.
Alla nascita, i piccoli sono già ricoperti di pelo e presentano uno sviluppo avanzato. Possono muoversi autonomamente dopo poco tempo e iniziano presto ad assumere alimenti solidi.
Queste caratteristiche sono visibili anche nei quattro nuovi nati del Bioparc Valencia, che hanno già cominciato a esplorare l’ambiente roccioso dell’area in cui vivono.
Gli iraci condividono uno spazio multispecie con diversi uccelli, tra cui ibis eremita (Geronticus eremita), cicogne di Abdim, umbretta africane, faraone avvoltoio e storni superbi.
L’allestimento riproduce elementi degli ambienti rocciosi della savana africana, caratterizzati dai kopjes, affioramenti che offrono rifugi e punti di osservazione a numerose specie.
Le altre nascite al Bioparc Valencia
La nascita dei quattro iraci si aggiunge a una serie di eventi riproduttivi registrati negli ultimi mesi dal parco spagnolo.
Tra le specie interessate figurano mangabei, blesbok, cefalofi e drill, oltre a scimpanzé, elefanti e rinoceronti.
Il Bioparc Valencia partecipa a programmi di gestione e riproduzione delle popolazioni zoologiche e, attraverso la Bioparc Foundation, sostiene iniziative dedicate alla conservazione della biodiversità.
La nascita degli iraci del Capo rappresenta anche un’occasione per far conoscere una specie poco familiare al pubblico, la cui storia evolutiva e il possibile collegamento con il nome della penisola iberica mostrano come zoologia e storia possano intrecciarsi.
